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06
Set
2010

FERRAIOLI (IDV): FERMIAMO LA LAPIDAZIONE DI SAKINEH. "RITORNIAMO AD ESSERE ESPORTATORI DI VALORI"

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"Non desidero strumentalizzare questo atroce atto di inciviltà che è la condanna di Sakineh alla lapidazione preceduta da violente ed atroci torture per indurla alla confessione, ma è anche vero che non posso e non voglio restare in silenzio". Così esordisce Maurizio Ferraioli dirigente provinciale dell’Italia dei Valori.Non possiamo tollerare che nel terzo millennio esistano ancora paesi che praticano la tortura e la pena di morte. Il sistema oltremodo "Barbaro" di esecuzione ricorrente in paesi come l’Iran denotano la difficoltà di colloquio con certe nazioni dove l’integralismo islamico assume toni che sono al di fuori di una corretta interpretazione religiosa.

“Quale dirigente locale dell’Italia dei Valori mi unisco all’appello lanciato dalla maggior parte della società civile, associazioni sindacali e partiti politici al Governo Iraniano perché sospenda l’esecuzione. Il nostro Paese, il nostro Governo, oltre che privilegiare contatti con nazioni per incrementare rapporti commerciali, dovrebbe preferire e sviluppare rapporti con Governi che perseguono la Democrazia ed il rispetto per la Dignità di tutti gli esseri umani. Purtroppo, però, le ultime parate al servizio del Colonnello Gheddafi danno indicazioni tutt'altro che confortanti di perseguire quella direzione politica. I recenti appelli ad un’islamizzazione dell’Europa sono leciti, effettuati in un Paese dove la Libertà di religione è un dogma, ma sono assolutamente fuori luogo se effettuati da un leader che nel proprio Paese rinnega tale libertà e diventano quasi offensivi trasformandoci, agli occhi di tanti osservatori, una piccola "Colonia" suddita della Libia.
I due argomenti che apparentemente sono fuori luogo fra loro, al contrario devono trovare concorde tutta la società civile nel condannare simili atrocità pubblicizzate dai media, ma ci devono trovare concordi ed uniti in una condanna all’unisono contro altri Paesi che utilizzano l’intimidazione, la tortura e la condanna a morte come sistema di repressione di reati in altri paesi puniti lievemente o assolutamente non puniti perché non considerati reati.

Con Maurizio Ferraioli conclude l’appello come un grido alla Democrazia, alla Legalità, ad una nuova Moralità fatta di Educazione alla Giustizia, al Rispetto per la dignità di ogni essere Umano, anche il Coordinatore Provinciale Sandro Pietrobono a nome dell’intero direttivo provinciale. “L’Italia – afferma Pietrobono - ritorni ad essere ‘esportatore di questi grandi Valori’