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19
Dic
2009

FRODI FISCALI IN LIGURIA: AZIONE DI CONTRASTO A TUTTO CAMPO

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Nel più vasto quadro del controllo nei confronti di dei grandi contribuenti, in questi ultimi mesi sono state realizzate alcune importanti operazioni di repressione delle frodi fiscali in Liguria, con significativi addebiti alle società interessate. Sono casi in cui non solo la normativa fiscale viene utilizzata strumentalmente a proprio vantaggio, ma addirittura in cui si può configurare un vero e proprio reato. Com’è possibile vedere, per la realizzazione della frode, diffuso è il ricorso a società collegate o terze, con sede all’estero e spesso in paradisi fiscali.
Un importante gruppo ligure che opera nei servizi compensava costantemente i propri debiti col fisco con crediti Iva derivanti da fatture emesse da società riconducibili alla stessa realtà imprenditoriale. Tali fatture si sono rivelate false, cioè emesse senza che vi fosse una reale operazione sottostante; per cercare di rendere difficoltoso il controllo la sede di queste società veniva rapidamente trasferita in lontani paesi africani. Questo controllo ha portato alla contestazione di IVA indebitamente utilizzata in compensazione per oltre 3 milioni di euro;
Un gruppo societario con sede in regione “esportava” i propri redditi in un paese dei Carabi a fiscalità privilegiata, attraverso la deduzione in Italia di interessi passivi per un prestito ricevuto dalla propria casa madre, con la fondamentale differenza che i redditi societari in Italia sono tassati al 33% mentre nel paradiso fiscale in questione gli interessi attivi non sono tassati. In questo caso l’imponibile complessivamente recuperato a tassazione è pari a 3 milioni e 100 mila euro;
In un terzo caso è stata la misura troppo elevata del tasso di interesse applicato dalla società collegata con sede nell’Europa dell’Est a dare adito alla ripresa a tassazione di costi indeducibili (oltre 2 milioni di euro) ed all’applicazione di ritenute (365 mila euro).
Tra le operazioni finanziarie oggetto di indagine si comprende anche un caso di cosiddetto dividend washing. Una società holding con sede in Liguria acquistava azioni, incassava i relativi dividendi e rivendeva i titoli ad un prezzo inferiore a quello di acquisto, deducendo la relativa perdita e godendo in modo indebito del beneficio fiscale della cosiddetta participation exemption. La contestazione, in questo caso, ha interessato un importo di 4 milioni e 120 mila euro ed il contribuente ha già aderito all’accertamento.