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26
Dic
2009

GENOVA MILLE CONTRO LA POVERTAí IL BILANCIO DEL PRANZO DI NATALE DI SANT' EGIDIO

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Anche quest’anno, nella navata centrale della basilica dell’Annunziata si sono raccolti anziani del Centro Storico e degli istituti, famiglie di stranieri, zingari, disabili psichici, persone sole o in difficoltà. I volontari li hanno accolti con un pranzo della tradizone natalizia: antipasti misti, ravioli al ragù, arrosto, cima, frutta secca, panettoni e spumante. A portare i saluti della città, il cardinale Angelo Bagnasco e il vescovo ausiliare Luigi Palletti, la sindaco Marta Vincenzi e il presidente della Regione Claudio Burlando.
Il primo bilancio parla di 2100 ospiti nelle sale prestigiose e accoglienti che Sant’Egidio ha preparato in tutta la città: dall’Annunziata, a Palazzo Ducale, da San Siro alla Sala Chiamata del Porto, a Cornigliano e Bolzaneto, fino a sei istituti per anziani.
Ma se si sommano gli ospiti ai pranzi organizzati i giorni scorsi, il bilancio sale a più di tremila persone dai carceri agli istituti, fino ai ponti e ai rifugi improvvisati delle famiglie costrette a ripari di fortuna contro il freddo inclemente di questi giorni.
Il dato più significativo, però, è quello della generosità dei genovesi: più di novecento sono stati i volontari che hanno scelto di trascorrere il giorno di Natale lavorando per rendere meno amara la solitudine dei poveri. Ma migliaia sono state le persone che in questi mesi hanno contribuito a vario titolo alla realizzazione di questa giornata di festa per tutti: anziani e adulti, ricchi, famosi, gente semplice, a volte persino gli stessi poveri. Soprattutto, vogliamo sottolinearlo, tanti giovani.

Le iniziative di solidarietà natalizie di Sant’Egidio hanno coinvolto circa 400 studenti liceali e universitari: quella che qualcuno chiama la generazione delle “passioni tristi” ha risposto con generosità ed entusiasmo alla richiesta di aiuto.

Il Natale con i poveri non è un gesto folkloristico, ma la risposta alle attese di tutti: l’attesa di chi è fragile e cerca un sostegno e una compagnia. Ma anche l’attesa di chi povero non è, ma è in cerca di un’occasione per fare emergere le energie e le potenzialità di incontro, di aiuto, di lavoro per gli altri. Perché, come diceva Albert Camus. «non essere amati è una semplice sfortuna; la vera disgrazia è non amare».