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23
Set
2010

OCEANA RECLAMA TOLLERANZA ZERO SULL

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Dopo un’intensa campagna di Oceana, la Turchia si unisce al Marocco e annuncia che l’anno prossimo la sua flotta abbandonerà questo attrezzo di pesca così altamente distruttivo
Oceana stima che nel Mediterraneo hanno operato illegalmente più di 500 imbarcazioni, alcune con reti di lunghezza superiore ai 20 chilometri

 Oceana reclama un Mediterraneo libero da reti derivanti nel 2011 e chiede a tutti gli stati tolleranza zero verso questo tipo di attrezzo di pesca altamente distruttivo. Dopo anni di documentazione e denuncia da parte dell’organizzazione internazionale per la conservazione marina di numerose imbarcazioni, la Turchia, seguendo i passi del Marocco, ha fatto un passo avanti impegnandosi a proibire definitivamente le reti derivanti il prossimo anno. Oceana da una lettura positiva di questa iniziativa, seppur sempre con un certo scetticismo, dato che le leggi che proibiscono l’uso del menzionato strumento sono state ignorate per quasi un ventennio.

 Dopo la moratoria approvata dalla ONU nel 1992, le reti derivanti sono state proibite dall’Unione Europea, dalla Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico (ICCAT) e dalla Commissione Generale sulla Pesca nel Mediterraneo (GFCM). Attualmente il loro uso è stato sradicato in tutta l’UE e solo l’Italia persiste nell’utilizzarle, a prescindere dal grave impatto sulle popolazioni di specie minacciate.

Si calcola che ogni anno, nel Mediterraneo, restano imprigionati nelle reti derivati più di 10.000 cetacei, 100.000 squali in pericolo e migliaia di tartarughe. Oceana stima che in questo mare hanno operato illegalmente più di 500 imbarcazioni, alcune con reti di lunghezza superiore ai 20 chilometri

Xavier Pastor, Direttore Esecutivo di Oceana in Europa  ha dichiarato: “Dopo anni di rinvii nell’applicazione delle leggi, l’introduzione intenzionata di lacune legali e l’assenza di controllo, il 2011 dev’essere l’anno nel quale spariscano definitivamente e senza ambiguità le reti illegali, permettendoci così di iniziare ad avanzare nella gestione della pesca nel Mediterraneo”.