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07
Lug
2010

OCEANA SI OPPONE ALLíAPERTURA DI NUOVI POZZI PETROLIFERI DI FRONTE ALLE COSTE SPAGNOLE

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Nei suoi commenti allo Studio di Impatto Ambientale, Oceana avverte dei pericoli ecologici di un’altra fuga accidentale nei Campi di Montanazo e Lubina e chiede un impulso alle energie rinnovabili
La zona si trova nelle prossimità di vari parchi naturali ed è abitata da cetacei, tartarughe e specie di interesse commerciale come acciughe, branzini e gamberi
Oceana esprime la sua opposizione all’apertura di altri pozzi petroliferi in Spagna e, concretamente, di fronte alle coste di Tarragona e Castellón, a causa del grave danno che una nuova fuga produrrebbe ai preziosi ecosistemi marini e costieri della zona. L’organizzazione internazionale per la conservazione marina ha manifestato questa posizione nei suoi commenti allo Statuto dell’Impatto Ambientale previo all’apertura dei pozzi petroliferi di Montanazo e Lubina, durante le cui prospezioni iniziali si erano già prodotte delle fughe.

 La campagna oceanografica realizzata per la valutazione dell’impatto è durata solo due giorni, nonostante questa zona sia abitata da specie di interesse commerciale come acciuga, sardine, branzini, gamberi rossi e sogliole, ed altre di alto interesse ecologico: tartarughe marine e cetacei (balenottero comune, stenella striata e tursiopi, globicefalo grigio e comune, eccetera). In base alle fotografie scattate via satellite dall’Agenzia Marittima Europea, delle lacune nelle misure di sicurezza diedero origine ad una fuga di 115 tonnellate di crudo tra il 14 e il 15 maggio del 2009, oltre a 15 tonnellate di altre sostanze contaminanti come l’olio.

 Oceana sottolinea che le fughe si produssero in zone di speciale sensibilità e ricchezza biologica, per la loro prossimità all’habitat di numerose specie protette, a zone di pesca di grande valore e aree di gran importanza turistica. Tra queste spiccano tre parchi naturali (Delta del Ebro, Isole Columbretes e la Sierra de Irta), la Riserva Marina di Masía Blanca, varie aree di speciale importanza per gli uccelli (IBA) e spazi che l’Unione Europea ha proposto di integrare nella Rete Natura 2000 (Delta del Ebro/Columbretes, Cap San Creus/Litorale Meridionale Tarragoní e Coste del Tarragonese).

 Per tutto ciò, Oceana considera che non c’è più posto per ulteriori prospezioni petrolifere ne’ lungo la costa spagnola, ne’ in nessun altro luogo del mondo, non solo per la pericolosa dipendenza da una risorsa limitata ma per le gravi conseguenza che le fuoriuscite di idrocarburi provocano negli ecosistemi. Attualmente esistono migliaia di piattaforme petrolifere che funzionano in dubbie condizioni in tutte le regioni del mondo e ne è prova tangibile la gigantesca fuga prodotta dalla British Petroleum in Deep Water Horizon, una delle maggiori catastrofi ecologiche della storia.

 “L’attuale catastrofe ambientale ed economica che si sta producendo nel Golfo del Messico dovrebbe essere un vaccino contro nuovi sfruttamenti petroliferi offshore. In questo contesto, è particolarmente incomprensibile pianificare l'apertura di pozzi in aree di interesse ecologico come quelle situate di fronte  a Tarragona e Castellón”, ha dichiarato Xavier Pastor, Direttore Esecutivo di Oceana Europa. “La salute degli ecosistemi marini e la lotta contro il cambio climatico rendono necessario abbandonare la dipendenza dal petrolio e dare un impulso definitivo alle energie rinnovabili”.

 Le alterazioni prodotte dall’ingerenza umana nel sistema climatico rendono insostenibile la creazione di politiche rivolte ad una ancor maggiore dipendenza dalle energie altamente contaminanti come sono i combustibili fossili. Pertanto, Oceana si pronuncia a favore di un cambiamento nel modello produttivo, energetico e di consumo che ci conduca ad una definitiva decarbonizzazione della nostra economia.