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05
Feb
2008

ANSELMO CROVARA L' UOMO DEI RICORDI

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Un progetto per la sua collezione privata: un tesoro di arnesi antichi testimoni di vita contadina e domestica, dopo la necessaria catalogazione da parte del Parco Cinque Terre potrà diventare patrimonio di tutti
Una luminosa soffitta che domina la collina delle Tre Croci a Manarola nasconde un tesoro di arnesi antichi capaci di rievocare memorie ed echi di vita contadina e domestica. Custode Anselmo Crovara, classe 1935, un uomo che ha trasformato il suo silenzio in amore verso il piccolo mondo antico di una terra saldamente legata ai valori e alla religiosità della vite, dell’ulivo e di mestieri ormai perduti.
Da oltre quarant’anni Anselmino, come lo chiamano in paese, raccoglie e conserva gli oggetti di un passato, di vite, di storie fatte di lavoro:  arnesi sui quali sono impressi i segni dell'usura e della fatica delle attività nei campi, della vita domestica e degli antichi mestieri del segantino, del ciabattino, del fabbro e del falegname.
Rampini, falcetti, cesti, corbe e cavagni, picconi, martelli, mazze, e quant’altro i contadini di un tempo utilizzavano per la coltura della vite, dell’ulivo e la costruzione dei muri a secco. E ancora oggetti e utensili per la casa, dalla torrefazione casalinga di orzo e caffé, al necessario per filare la lana o riscaldare i giacigli, lanterne ad olio e candela, mattarelli per ravioli e tagliatelle, pentole e padelle, mestoli e graticole. Ma anche girabecchini, gli antesignani dei moderni trapani, rozze pialle, seghe, forme per calzature, e tutti quegli strumenti che in mani sapienti rendevano questi isolati borghi il più autonomi e autosufficienti fosse possibile.
Quando gli chiedo di mostrarmi i pezzi della collezione per lui più importanti, si guarda intorno sicuro e afferra, in rapida successione, la fabbrica delle ostie, un pesante stampo in ferro del 1700, e una particolare pinza per innesto portata in quest’area dagli “innestini”, che ha contribuito - come mi spiega Anselmo Crovara – a superare uno dei momenti più bui della storia della viticoltura nelle Cinque Terre, l’arrivo della fillossera.
Grazie alla passione del signor Crovara per la cultura locale, si trova oggi in quella soffitta la testimonianza di un vivere, di un passato lontano narrato nel concreto da oggetti che sembrano usciti da una macchina del tempo.

Il progetto dell’Ente Parco
Le attività umane, soprattutto quelle legate alla terra, hanno costruito, generazione dopo generazione, un paesaggio unico al mondo piegando le avversità dell’ambiente naturale ai bisogni di vita delle comunità locali.
“Questi oggetti della vita quotidiana ci guidano alla lettura del territorio e dei suoi equilibri” – sostiene Franco Bonanini, presidente del Parco Cinque Terre – “e quando uno di questi arnesi sparisce, perché escluso dal ciclo produttivo, si perdono i gesti del suo uso, le parole per nominarlo, la memoria della sua forma e quindi un importante frammento di storia e cultura locale”.
E se è vero che senza memoria non c’è identità e senza identità non c’è futuro, il tesoro dell’uomo dei ricordi non può e non deve rimanere il privilegio di pochi, ma deve diventare opportunità per tutti: sia per quanti, giovani locali e turisti, vogliano comprendere a pieno la storia e lo spirito di questo breve tratto di costa ligure, sia per gli anziani delle Cinque Terre che quegli oggetti hanno usato e per i quali hanno significato fatica, sudore e rinunce, ma anche giovinezza, speranza e vita. E’ seguendo questa filosofia che l’Ente Parco ha intrapreso la complessa opera di catalogazione della ricca collezione di Anselmo Crovara, primo e necessario passo, per giungere alla realizzazione di un “archivio della memoria” pubblico, che arricchisca e completi la rete museale già in essere nel territorio del Parco Nazionale delle Cinque Terre.