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06
Dic
2011

Manovra Monti:Lacrime e sangue--- ma sempre per i soliti

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altE’ stata presentata la Manovra Monti: nuove entrate per 17 miliardi e tagli alle spese per 13 che si tradurranno in una riduzione del PIL a -0,4/-0,5% per il 2012 e ad un pareggio per il 2013. Innanzitutto vanno sottolineati i seppur timidi tagli ai

costi della politica con la riduzione dei membri dello Cnel (da 120 a 66) e delle “poltrone” alle Province: via le giunte e solo 10 consiglieri per ogni Provincia. Sono stati anche aboliti alcuni enti di scarsautilità come l’Enit.
Ci si augura che questo sia il primo passo al quale far seguire a brevissimo la riduzione dei privilegi e degli spropositati ed imbarazzanti stipendi di deputati e senatori.
Meritevole l’esempio concreto dato dal premier, che ha rinunciato al suo stipendio da Primo Ministro.
Purtroppo, nonostante l’incipit fosse una dichiarazione di lotta alla sperequazione, la manovra continua sempre a colpire i soliti noti e per di più in modo ancor più discriminante. Consentire alle Regioni di innalzare l’addizionale Irpef all’1,23%, oppure portare l’Iva dal 10 all’11% e dal 20 (non siamo ancora abituati al 21%) al 23% non colpisce tutti allo stesso modo, ma molto più l’anziana con la pensione sociale o l’operaio che il benestante. Se per quest’ultimo un centinaio di euro in più o in meno non fa alcuna differenza, per chi vive con la pensione minima o è in cassa integrazione o ha un contratto precario a reddito ridicolo non è cosa da poco e non stiamo parlando di una fetta esigua della popolazione.

I pensionati devono sperare che l’inflazione sia contenuta, visto che anche i più poveri (basta prendere più di 635 euro al mese), non vedranno la loro pensione allinearsi col costo della vita. Anche l’aumento dei contributi previdenziali non è equo per quello che è lo scenario italiano attuale. Sappiamo infatti che molti giovani, pur di lavorare, sono costretti ad aprire la partita iva, ma nella sostanza a fare un vero e proprio lavoro dipendente ma con stipendio e tutele di gran lunga inferiori a quelle previste dalla legge. Ebbene, incrementare l’aliquota previdenziale colpisce soprattutto queste fasce deboli della popolazione

. E’ vero poi che la deducibilità integrale dell’Irap sul costo del lavoro dà un po’ di respiro alle imprese, ma se questo beneficio è neutralizzato dalla maggiore difficoltà a vendere i propri prodotti a causa dell’incremento dell’Iva, allora non produrrà i risultati attesi. Così come tracciare gli acquisti di importo inferiore ai 1000 euro aiuterà solo le banche a guadagnare più commissioni e non certo ad una seria lotta all’evasione, che va condotta affiancando ad una riduzione della pressione fiscale severissimi controlli ed inasprimento delle pene per gli evasori totali, dei quali l’Italia pullula.
Quanto alla riforma previdenziale, se è vero che ricerca e sviluppo ed innovazione tecnologica sono il segreto per uno sviluppo sostenibile, che bisogna saper comprendere ed affrontare le nuove sfide ed i cambiamenti endogeni ed esogeni all’azienda, come si può pensare che un’impresa con una base occupazionale formata per lo più da ultrasessantenni possa avere tali requisiti?
Come si può pensare che i giovani trovino spazio nel mondo del lavoro se i loro genitori occupano i posti nei quali dovrebbero entrare loro ed anzi hanno dei benefici se non se ne vanno? Non sono previste dismissioni delle partecipazioni in società, forse per la loro perdita di valore (non sarebbe stato il caso di pensarci prima? E ovviamente non è colpa di questo governo), ma si metterà mano all’enorme patrimonio immobiliare dello Stato.
Se invece si fossero toccati i patrimoni privati che servono solo a chi li possiede, ma che non fanno “girare” l’economia, si sarebbero risparmiati tanti sacrifici ai soliti noti. Poca cosa sono il superbollo per le auto di grossa cilindrata e la tassa per l’occupazione del posto barca. Sarebbe stato più efficace propugnare strumenti utili a definire correttamente la reale residenza dei cittadini italiani che pagano le tasse all’estero ed il reale possesso di beni formalmente di proprietà di società straniere. In questo caso l’incisività della manovra sarebbe stata certamente più significativa ed anche più equa.

La manovra in pillole: IVA: passa dal 10% all’11% e dal 20% al 23% a settembre 2012;

PENSIONI: aumento dell’età di vecchiaia per le donne (dal 2012 nel privato andranno in pensione a 63 anni), abolizione delle finestre mobili, aumento delle aliquote per i lavoratori autonomi dello 0,3% all’anno fino ad arrivare ad un incremento del 2%.
Blocco dell’adeguamento all’inflazione almeno per i primi due anni per le pensioni oltre i 635 euro. A partire da gennaio 2012 IRAP E ACE: completa deducibilità dell’Irap sul costo del lavoro dalla base imponibile Ires o Irpef. I soggetti passivi Ires inoltre avranno una riduzione della pressione fiscale connessa alla remunerazione ordinaria del capitale investito (ACE). La misura entra subito in vigore. I

MU: Reintrodotta l’ICI ma con una franchigia di 200 euro sulla prima casa. L’imposta avrà un’aliquota del 4 per mille per la prima casa e del 7,6 per mille sulla seconda. L’imposta è introdotta da gennaio 2012.

CAPITALI SCUDATI: dovranno pagare un’imposta dell’1,5% una tantum.
LOTTA ALL’EVASIONE: Non sarà più possibile effettuare pagamenti in contanti per operazioni superiori ai 1.000 euro a partire da gennaio 2012.
LIBERALIZZAZIONI: prevista la deregulation di professioni, farmacie, pompe di benzina ed esercizi commerciali, che non avranno più il vincolo degli orari di apertura. ( Laura bertozzi)

"Per pareri e quesiti potete scrivere alla dott.ssa Laura Bertozzi: bertozzicom@gmail.com,