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23
Ago
2011

" La povertà relativa"

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 altIn questo agosto, riscaldato dai timori della crisi dei mercati finanziari e dell’economia di molti Paesi, cominciamo a parlare di economia sostenibile e vedremo quali strumenti hanno a disposizione imprese, enti non profit ed Enti Locali per poter crescere in modo

 adeguato. Pare paradossale parlare di crescita in un momento storico come questo, in cui le Borse crollano e la maggior parte dei cittadini, siano essi dipendenti o piccoli e medi imprenditori, faticano ad arrivare al traguardo della fine del mese.


Ma puntualizziamo un paio di concetti. Innanzitutto le Borse soffrono ora più che mai di una mancanza di regolamentazione (e si badi bene: non stiamo dicendo che è necessario impiantare un ginepraio di cavilli e adempimenti burocratici, ma che è indispensabile definire poche norme, ma che siano chiare, rigorose ed indistintamente applicabili a chiunque) e di uno scollamento preoccupante rispetto all’economia reale. La bolla speculativa di internet degli anni ’90 è stato solo uno dei tanti ottovolanti che ora costellano i mercati finanziari e basta il sopracciglio inarcato di una società di rating che una Nazione venga messa alla berlina e tema la peggior sorte possibile.

Non è così che può funzionare un pezzo importante del sistema economico-finanziario. Così come non può accadere che un lavoratore passi il giro di boa della terza settimana del mese rimanendo in apnea fino al prossimo stipendio e il piccolo o medio imprenditore non si possa permettere di assumere del personale per i costi imbarazzanti che questo comporta e sia in fibrillazione continua perché i clienti non lo pagano e le banche troppo spesso prestano soldi se uno già li ha o monta finte garanzie. Entrambi perdono il sonno per l’incertezza del futuro: troppi lavoratori hanno contratti così precari che potrebbero alzarsi il giorno seguente senza più un’occupazione e gli imprenditori, nel caso in cui le cose vadano male, non possono contare su nessun ammortizzatore sociale. Qualcuno sostiene che il valore reale degli stipendi è aumentato negli ultimi trent’anni e quindi le statistiche promulgate dall’ISTAT non devono essere viste con troppa preoccupazione.

Non dobbiamo farci prendere da nessun allarmismo visto che, mentre il numero dei poveri assoluti è rimasto pressoché invariato, è aumentato quello dei poveri relativi. Perché? Spiegazione a portata di mano: siamo troppo esigenti! Non ci basta più la carbonella ma vogliamo beni e servizi in maggior quantità e in migliore tipologia. Ergo la colpa è un po’ nostra e non del fatto che “comprare” energia elettrica e gas sia diventato parecchio più costoso e mai come in questo periodo l’appellativo di “oro nero” per il petrolio (ma la benzina in Italia, non quello che si compra al brent) è mai stato così azzeccato. Senza dubbio, rispetto a vent’anni fa abbiamo tutti il telefonino e il computer in casa, non lo si può negare.

Ma anche negli anni 60 avevano tutti il frigorifero e la lambretta, beni di lusso fino a vent’anni prima, ma in pochi vivevano in tali drammatiche condizioni economiche. Per questo invece, a mio avviso, le statistiche ISTAT fotografano una situazione preoccupante, alla quale è necessario correre al più presto ai ripari. Intendo il progresso come il miglioramento della qualità della vita per tutti e mi sento di dire che non lo stiamo affatto perseguendo. Dovremmo andare nella direzione dello sviluppo sostenibile, concetto oltremodo di moda sulla bocca di tanti, ma purtroppo poco conosciuto realmente e ancor meno realizzato. Lo sviluppo è sostenibile quando è per tutti sia a livello sincronico (pari opportunità, sostegno alle realtà con il minor tasso di crescita, alle categorie svantaggiate…) che diacronico (non solo per noi, ma anche per le generazioni future e quindi con una particolare attenzione alla tutela dell’ambiente).

Lo sviluppo sostenibile deve essere la finalità principe di tutti gli operatori economici, dal mondo profit al non profit agli Enti Pubblici. Vanno in tal senso le linee strategiche della UE, promulgate nella Strategia di Lisbona e ribadite proprio in quest’ultima programmazione e che vede centrale per lo sviluppo “l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile, con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”. Per questo ci occuperemo nei prossimi pezzi delle agevolazioni comunitarie e dei bandi di maggior interesse, oltre che di novità fiscali e dell’importanza di avere una gestione ordinaria e straordinaria che consenta a tutti gli operatori economici di creare valore per tutti i portatori di interesse. Affronteremo quindi business planning, controllo di gestione ed ogni altro argomento o strumento utile a promuovere una gestione efficace ed efficiente. Laddove per efficacia si intende la soddisfazione del cliente (che io intendo latu sensu, considerando tutti gli stakeholders, ossia i portatori di interesse) e per efficienza l’equilibrio nel rapporto costi-benefici e quindi l’economicità di un ente, sia esso commerciale che non commerciale.

"Per pareri e quesiti potete scrivere alla dott.ssa Laura  Bertozzi: labert@libero.it".