Politica

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04
Set
2007

IL SINDACO DI GENOVA VINCENZI RISPONDE A MUSSO SUL PROBLEMA DELLE BABY PROSTITUTE

Riceviamo e pubbliciamo la lettera del sindaco Marta Vincenzi:

Ho letto la lettera del prof. Enrico Musso dal titolo La sinistra mi insultò per un’idea che ora copia, pubblicata oggi su Il Secolo XIX. Trovo inutili le ripetute affermazioni circa un mio “scopiazzamento” del programma elettorale presentato da Musso visto che il mio programma era già stato reso noto nel novembre dello scorso anno.
Per quanto riguarda la prostituzione, sindaco e giunta non affrontano il problema esclusivamente in termini di legalità e sicurezza dei cittadini, elementi che richiedono ben altro tipo di azioni: ne  discuteremo entro breve tenendo però conto che la repressione della prostituzione è un problema che necessita di un dibattito nazionale e, per quel che mi riguarda, anche di una discussione con i genovesi. Credo che né gli uomini né le donne della mia città possano convivere  con le prostitute minorenni costrette a vendere il proprio corpo da un racket che spesso infierisce su di loro con crudeltà inaudite. Come sindaco e come donna non posso e non voglio far finta che le prostitute bambine non mi riguardano e credo fondamentale rompere la catena che esiste tra sfruttatori, vittime e clienti anche attraverso l’individuazione di chi usufruisce consapevolmente delle prestazioni di donne minorenni. In questo sono confortata anche dal sondaggio apparso sul Secolo XIX dove il 50 per cento si è dichiarato favorevole al fatto che sia reso pubblico il nome di chi va con prostitute minorenni, il 25 è per una multa fortissima e un altro 25 per cento addirittura per l’arresto immediato.
L’attenzione della Civica Amministrazione è concentrata sulla  presenza di cittadine romene dedite alla prostituzione, fenomeno dilagante in questo momento anche in conseguenza dell’ingresso della Romania nell’Unione Europea. Il Comune ha infatti attivato il Tavolo della Sicurezza, con l’obiettivo di salvaguardare la dignità delle giovani donne ridotte in schiavitù. Questi interventi non hanno nulla a che vedere con il decoro urbano citato da Musso, ma piuttosto con la sicurezza di tutti coloro che vivono e lavorano nella nostra città, comprese le prostitute naturalmente. Anche se il “palazzo dell’amore” non rappresenta, a mio avviso, una giusta soluzione al problema: eventualmente comunque riguarderebbe le donne maggiorenni che esercitano la prostituzione.
Trovo inoltre di cattivo gusto il finale della lettera di Enrico Musso dove mi si invita a rendermi conto che “non sempre si può risolvere tutto a colpi di ordinanze anche quando la città sta andando a……”. Non mi sembra il caso di fare battute di spirito su un mestiere che certamente nessuno si augurerebbe fosse esercitato da un proprio figlio o parente, tantomeno se riguarda le prostitute bambine.
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