Spettacoli

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08
Mar
2007

LA PRINCIPESSA DELLA CZARDAS IN PROGRAMMA IL 10 MARZO AL TEATRO VERDI DI GENOVA SESTRI PONENTE

In programmazione il 10 marzo 2007 alle ore 21,00
La principessa della czardas
Libretto di Leo Stein e Bela Jenbach. Musiche di Emmerich Kàlmàn
COMPAGNIA ALFA FOLIES
Regia di Augusto Grilli

Con:

Daniela Catalano (Sylva - Soprano), Riccardo Berruto (Edvino - Tenore), Fulvia Mussatto (Stasi – Soprano), Marco Grilli  (Boni - Comico), Augusto Grilli (Feri – Attore caratterista), Annamaria Gandolfo (Annilte – Mezzosoprano), Claudio Bertoni (Principe Leopoldo).
 
Una festa d’addio al cabaret Orpheum di Budapest per la celebre cantante Sylva Varescu prima della sua partenza per l’America. Il fatto turba assai Edvino Lippert-Weylersheim che ama riamato la diva. Un ordine giunge dal Principe di Lippert-Weylersheim: determinato a troncare il rapporto di suo figlio Edvino con la canzonettista e lo fa richiamare a Vienna. Edvino ubbidirà ma prima firmerà un contratto che lo impegna a sposare Sylvia entro otto settimane. Boni rivela a Sylvia, che Edvino sta per fidanzarsi con Stasi, sua cugina. Al secondo atto siamo a Vienna , presso i Lippert-Weylersheim. Sono passate diverse settimane. E’ in corso un altro festeggiamento: il fidanzamento di Edvino e Stasi ma giunge a Palazzo Boni, con Sylvia che fa passare per sua consorte. Qualcuno la riconosce come la famosa Principessa della Czardas, ma lei nega. Edvino la riconosce e si entusiasma al pensiero che sia una contessa ma Sylvia si ribella poiché prima si sarebbe vergognato a sposarla come semplice canzonettista. Capita durante la festa Feri von Kerekes, viveur. Si intrattiene col Principe e rivela che anche Annilte, la mamma di Edvino era una cantante di Cabaret. Ora Edvino può impalmare Sylvia e per Stasi, è pronto ad accoglierla il cuore di Boni.

Note:
Kàlmàn credeva alla musica, alla vivezza della melodia calzante che crepita, vola e va via. Il finale del primo atto è costruito con un sottile e variatissimo gusto armonica. C’è nella sua musica una ricerca squisita di timbri: l’uso del cembalo ungherese crea sonorità diafane e scintillanti. Lo spettacolo debutto al Johann Strauss Theater, che si contrapponeva al Theater An der Wien che aveva visto la prima de “Il flauto magico” e del “Fidelio” e dal 1905 era il regno di Lehàr. La musica di Kàlmàn è viva e ricca, indugia , s’abbandona e scatta. Questo spettacolo segnò il trionfo di Kalman. Repliche in tutta europa e giudizio del pubblico entusiasmante. Nella storia dell’operetta questo lavoro si pone, nelle “silver age” solo al di sotto della fortunatissima “Vedova” lehàriana e giunge a rinsaldare il filone magiaro che da Strauss a Jarno a Lehàr aveva trovato uno spazio particolare basato sul folklore e solide radici musicali. La costante del suo lavoro, come il contemporaneo Puccini nel Melodramma, la allora in poi sarà la donna come protagonista assoluta. Il tenore non ha neppure un’aria come solista, mentre al soprano viene riservato un brano d’entrata di forte intensità drammatica. La coppia comica fa solo una timida comparsa con un solo duetto nel primo atto, ripetuto nel terzo.  “La principessa della Czardas” fa parte della Silver age, per la struttura del libretto e per un gusto divistico da “Vedova allegra”, ma appare come l’ultimo saluto di un mondo, di un’epoca, del cordone ombelicale tra Vienna e Budapest, della belle époque ormai trascorsa. Rigogliosi di musica i finali d’atto e pieni di slancio i valzer e le marce. Famosissima in tutto il mondo, in terra ungherese questa operetta è a tutt’oggi la più eseguita  e al più amata di tutti i tempi.


L’autore:

Kàlmàn, compositore ungherese, fu compagno di studi di Bartok e Kodaly all’Accademia musicale di Budapest. Dapprima i sui interessi sono volti ai poemi sinfonici, alle sonate, ai lieder. Kàlmàn non disdegna l’operetta, purché sia intesa nella classica tradizione ispirata a Johann Strauss. Nel 1909 la sua prima operetta “Manovre D’autunno” che gli diede la notorietà. Fu attivo in Austria, dove fu uno dei massimi esponenti del mondo dell’Operetta, da lui arricchiti ulteriormente da elementi di origine magiara (che aumentano il fascino del già incantato mondo dell’Operetta). La sua influenza fu tale che lo stesso Lehàr compose un’operetta “magiara”: Amor di Zingaro.

Kàlmàn imboccò senza tentennamenti la strada della piccola lirica, convinto che nelle melodie d’operetta un compositore possa far incontrare arte e divertimento. La critica lo innalzò come raramente è accaduto agli autori d’operetta. Richard Splecht, critico di primo piano e biografo di Mahler e Richard Strauss, nel 1912 scrive di lui “ La sua musica è fresca, piacevole, intrisa di naturale forza melodica. Altri compositori cercano, affannandosi, di trovare nuove vie, mentre Kàlmàn si richiama alla musica folkloristica con semplicità e riesce a cogliere nel segno. Nell’operetta molti autori rimangono prigionieri delle degradanti atmosfere da commedia francese, Kàlmàn sceglie al strada del motivo genuino, che a volte con il solo suono di un flauto, riescono ad afascinare un cuore.

Le sue opere più famose sono “La principessa della czardas” del 1915 e “La contessa Maritza” del 1924. Ma anche per Kàlmàn arriva il 1938: non c’è posto per gli ebrei a Vienna, così deve abbandonare la città tanto amata. In Germania già dal 1933 sono proibite le rappresentazioni delle sue operette. Dal 1940 si stabilì negli USA, sarà l’America la sua seconda patria, dove si innamorerà della musica di Gershwin, incuriosito dal mondo di Brodway e dal jazz. Il suo nome si pone di buon diritto accanto a quelli di Strauss jr. e Strauss sen. nell’ambito viennese; e accanto a quello di Lehàr e Suppè per quanto riguarda l’operetta in generale.
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