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27
Nov
2006

LIGURIA RECCO LA VALLE DEL TEMPO DOVE SI PRODUCONO OROLOGI DA TORRE E CAMPANE

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Una striscia di terra ricca di storia; una vallata lunga una dozzina di chilometri, disseminata di paesi e frazioni , dalla collina di Calcinara fino al mare di Recco.
Lungo il corso del torrente che prende il nome dalla città più importante, si trova la valle degli orologi.
La presenza dell'olivo, con il suo prezioso legno adatto per la combustione ad alte temperature e per la fusione dei metalli, con la sua vicinanza alle due principali vie di comunicazione di una volta (il mare e la via Aurelia), il comprensorio è stato la culla ideale per la lavorazione delle campane e degli orologi da torre.
Una storia secolare che non si è ancora conclusa, visto che oggi i rintocchi di molti campanili, basilica di San Pietro compresa, nascono da queste parti.
Prendendo la strada di Avegno o di Uscio, delle frazioni di Salto, Vexina, Terrile, e della stessa Recco, si scoprono gli antichi laboratori artigiani, produttivi come un secolo fa e ancor prima. Le campane dei Picasso di Avegno, fonderia fondata nel 1594, e i maxi-quadranti dei Trebino di Uscio, il cui stabilimento ha superato il secolo di storia, vengono esportati in tutto il mondo. Tanto che la fabbrica di Uscio è fornitrice ufficiale della Città del Vaticano: in pratica significa che una bella fetta di chiese sparse nei vari continenti riportano sul campanile "l'ora di Uscio".
Recentemente i Picasso (padre e figlio) che continuano l'arte secolare, hanno prodotto sei splendide campane partite alla volta del Cile, dove risuoneranno sul campanile della cattedrale di Santiago. Un ultimo lavoro portato a termine con gli antichi sistemi: legno per fondere il metallo, l'argilla per rivestire le campane dopo la fusione, forza e precisione.
Tra i laboratori storici delle campane hanno legato il loro nome alla fusione del bronzo i Bisso di Uscio che si sono specializzati negli orologi da torre, nella costruzione di ceppi e ruote per campane. Ma il nome più famoso, se si parla di orologi da torre a Recco, è quello dei Terrile, originari dell'omonima frazione. E' passato alla storia il primo orologio prodotto nel 1826 per la chiesa di San Siro di Struppa, che fu anche il primo segnatempo nato in vallata. Gli orologi Terrile, soprattutto all'inizio del Novecento, decorarono i campanili di gran parte delle chiese italiane, della Grecia, dell'Argentina e del Cile. A loro si deve il quadrante del Teatro Carlo Felice e della stazione Brignole, a Genova, ma anche quella del grande teatro di Manaus in piena foresta amazzonica e quello che campeggia alla foce del Danubio sull'edificio che ospita le autorità fluviali.
Quello dei Trebino di Uscio è il marchio più diffuso nel mondo. E soprattutto il più stabile, visto che quello che producono non si deteriora tanto facilmente: orologi da torre e campane. Dal 1824 il nome è sinonimo di segnatempo e dal 1958 fornisce la Città del Vaticano. Oggi, come 181 anni fa, il laboratorio è uno spettacolo: artigiani che lavorano su meccanismi perfetti, unici. Nell'anno del Giubileo i Trebino hanno ottenuto due commissioni importantissime, bruciando la cocncorrenza agguerita degli orologiai tedeschi: hanno prodotto la  suoneria, le campane e i meccanismi dell'orologio di San Pietro; costruito il count down per fine millenio per il Comune di Roma; hanno avuto l'incarico per San Paolo fuori le mura. Ma la soddisfazione più grande è arrivata con la sistemazione dell'orologio da torre nel cortile di San Damaso, in Vaticano, davanti alle stanze private del Santo Padre. Lo sguardo del Papa si poserà, ogni giorno, su un angolo di Liguria.
Un piccolo scrigno, dove rintoccano i tempi della storia; così appare il nuovo museo degli orologi di Uscio. Si tratta del primo polo museale d'impresa della provincia di Genova ed il secondo in Liguria, dopo quello fondato ad Imperia, dedicato all'olio. Il motore dell'iniziativa è stato un nome storico dell'imprenditoria ligure: quello dei Trebino di Uscio, che hanno messo a disposizione i pezzi esposti, la palazzina che è stata trasformata in museo e la propria professionalità. L'allestimento, per ora, è su due piani, con una trentina di pezzi di grande valore e molto antichi, come la campana da tre quintali del 1280. Per quanto riguarda i materiali raccolti e destinati a far parte dell'esposizione permanente, si tratta in particolare di ben ventotto meccanismi antichissimi (datati a partire dal 1750), oggetti accessori, comprese alcune bellissime campane in bronzo e in ottone, lancette, batacchi e rarissimi meccanismi per torri campanarie.