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LA PENSIONE DI PORCELLI Stampa E-mail
sabato, 03 settembre 2005 00:00

Quando era arrivato a Genova nell'aprile del 2002 per assumere la prestigiosa carica di Procuratore Generale, il dottor Domenico Porcelli aveva lasciato la famiglia a Catanzaro. Avrebbe dovuto rimanere a Genova solo due anni, la legge imponeva la pensione al compimento dei 72 anni. Poi il Governo- Berlusconi per gli nalti magistratin ha alzato il limite a 75 anni, come aveva fatto la Chiesa per i cardinali. Quindi il dottor Porcelli, classe di ferro 1932, avrebbe potuto continuare a lavorare sino al 2007. Ma sentiva la nostalgia della famiglia (ha tre figli e tanti nipotini). Non gli conveniva nemmeno dal punto di vista finanziario avendo maturato ben 56 anni di onorato servizio in magistratura. Così dopo aver lavorato un anno in più del previsto, ha salutato tutti e se n'è tornato in Calabria. Ma a farlo optare per la pensione è stato soprattutto un altro motivo, come ha spiegato al compaesano Vincenzo Curia, cronista giudiziario (a vita) mdi Repubblica: "Oggi è difficile continuare ad amministrare la Giustizia nella quale ho sempre creduto". Dette da un Procuratore Generale, sono parole che devono fare riflettere. Se non crede più nella Giustizia chi l'ha amministrata per 56 anni, come può crederci un semplice cittadino.







 
 
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