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LIBERARE I COMUNI E FACILITARE GLI INTERESSI IMMOBILIARI PER SOPRAVVIVERE Stampa E-mail
domenica, 23 dicembre 2007 10:00

I Comuni, istituzioni originarie della potestà dei cittadini a governare il proprio rìterritorio, luoghi primordiali della partecipazione del popolo (demos) alla res publica, ambiti nei quali per prima si è praticata in Italia la pianificazione del territorio, sono generalmente ridotti a ben altro. La crisi della democrazia e degli strumenti della sua dialettica (i partiti), la forza dominante di poteri sempre più lontani dalla res publica e dagli interessi quotidiani dei cittadini (le corporations) stanno trasformando i comuni d’Italia in complici di una catena di comando manovrata da lontano, oppure in ammortizzatori dei disagi sociali da essa provocata.

L’utilizzazione della distribuzione delle risorse e delle responsabilità tra l’alto e il basso della piramide dei poteri formali è uno degli strumenti più spesso utilizzati per impoverire il ruolo dei comuni e per ridurlo a strumento di politiche decise altrove. I comuni sono sovraccaricati di compiti e alleggeriti di risorse. Ecco che sono convinti o costretti, sempre più spesso, a tradire il loro ruolo di parsimoniosi custodi del territorio nell’interesse dei cittadini di oggi e di domani, e a diventare promotori, facilitatori o passivi asseveratori di attività immobiliari che trasformano pesantemente il territorio, contribuendo al suo degrado. Le cronache dei giornali e il passaparola di chi osserva il territorio con sguardo pulito rende nota una grande quantità di episodi di questo genere, di cui su eddyburg ospitiamo solo una piccola parte: la punta di un iceberg.

Ma ci sono comuni che resistono, che remano coraggiosamente controcorrente, che sperimentano iniziative di governo responsabile del territorio che a loro è stato affidato. Le varie forme di partecipazione (nella formazione dei bilanci, nella predisposizione degli strumenti urbanistici, nella scelta progettuale su trasformazioni puntuali del territorio) sono in questi comuni un modo per rafforzare il potere delle istituzioni democratiche e per allargare il consenso sulle decisioni giuste, oneste, ispirate a una visione lungimirante del bene comune. È questo che anima soprattutto la rete che collega i comuni interessati alla costruzione e sperimentazione di un “Nuovo Municipio”, e la sua Associazione (Associazione Rete del Nuovo Municipio, ARNM).

La recente assemblea nazionale dell’ARNM (Roma, 22-24 novembre 2007) ha diffuso un documento che registra la gravità della situazione attuale e avanza alcune proposte strutturali: capaci cioè di riformare il modo in cui i comuni operano modificando l’assetto della ripartizione dei cespiti finanziari tra le diverse istituzioni della Repubblica.

Il documento (inseriamo in calce il link al testo integrale) rileva innanzitutto come la crescita culturale e politica dei Nuovi municipi e l'estensione delle pratiche partecipative “si scontrino sempre più spesso con il consolidarsi di intrecci lobbystici tra interessi economico/finanziari e rappresentanze politiche, anche locali, di pari passo con la crisi della rappresentanza che ha colpito in misura crescente le diverse parti della società”.

L’ARNM denuncia la ridotta autonomia finanziaria che “rende i Comuni di fatto ostaggi della dipendenza da ICI e oneri di urbanizzazione, basi delle quote disponibili dei bilanci comunali, project financing, e strumenti analoghi. Questo stato di cose – prosegue il documento - combinato con i tradizionali interessi della rendita fondiaria e immobiliare e con i nuovi appetiti finanziari, ha finito per necessità con l'alimentare un meccanismo perverso che produce l'urbanizzazione e l'edificazione di nuove aree agricole, con conseguente consumo di suolo, devastazione del paesaggio, perdita di identità sociali, rischi ambientali, crescente insicurezza per la sempre maggiore estensione e monofunzionalità delle aree urbanizzate”.

Il documento si conclude con una serie di proposte concrete, non solo di ordine fiscale e finanziario, sulle quali sia l’iniziativa politica che la discussione sono aperte. Anche su questo sito.







 
 
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