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CENONI DELLE FESTE: "NON LASCIAMOCI LE PENNE" ! Stampa E-mail
domenica, 23 dicembre 2007 11:00

Spiedino di tordi? Risotto con la folaga ? Allodole col sugo? Spesso nella ricca cucina italiana ci si imbatte in piatti a base di selvaggina "da penna", anche nel corso delle feste natalizie e di capodanno, come nei ristoranti che offrono "piatti tipici". Molti non sanno che in parecchi casi queste  proposte alimentari sono vietate dalla legge. Ecco quali sono le regole e cosa si può fare se si sospetta una violazione
 
 
 Non è raro imbattersi -soprattutto fuori dai grandi centri- in feste, sagre, manifestazioni o ristoranti tradizionali che offrono durante le feste "piatti tipici" a base di selvaggina che frequentemente rappresentano oggi una violazione delle leggi.

La legge 157/92 sulla caccia infatti vieta espressamente di "commerciare fauna selvatica morta non proveniente da allevamenti per sagre e manifestazioni a carattere gastronomico" (Art. 21, comma primo- lettera t) e "vendere, detenere per vendere, acquistare uccelli vivi o morti, nonchè loro parti o prodotti derivati facilmente riconoscibili, appartenenti alla fauna selvatica, che non appartengano alle seguenti specie: germano reale (Anas platyrhynchos); pernice rossa (Alectoris rufa); pernice di Sardegna (Alectoris barbara); starna (Perdix perdix); fagiano (Phasianus colchicus); colombaccio (Columba palumbus) " (Art. 21 comma primo lettera bb ).

Occorre quindi prestare attenzione a quello che si legge sui menù. Nel caso di lepri, quaglie e fagiani si tratta probabilmente di carne di animali di allevamento, e quindi ne è legittima la somministrazione. Per specie come beccacce, merli, tordi e allodole  è impossibile che lo siano nelle quantità necessarie a rifornire la ristorazione. Sicuramente sono uccelli abbattuti durante la caccia o procacciati con metodi illegali dai bracconieri.

Non c'è solo una questione di legalità e di tutela del patrimonio faunistico, in alcuni casi depredato dai bracconieri per rifornire la ristorazione. C'è anche una questione di igiene e sicurezza degli alimenti. Mentre la carne di allevamento segue precise norme igieniche e sanitarie relative all'allevamento degli animali, viene macellata in apposite strutture controllate dai veterinari e viene commercializzata seguendo regole chiare (ad es. per quanto riguarda la conservazione e il trasporto), quella di fauna selvatica abbattuta a caccia -in pratica- sfugge a qualsiasi controllo sanitario nelle varie fasi (dall'abbattimento alla cucina) e può rappresentare di conseguenza una potenziale minaccia alla salute pubblica. Gli animali catturati nelle trappole, come i tordi, possono anche avere carni deteriorate se recuperati dopo alcuni giorni.

Una duplice ragione quindi per tenere gli occhi aperti e non farsi prendere dalla curiosità (o dalla golosità) di fronte a certi piatti.

Per riassumere. Primo: durante sagre e manifestazioni gastronomiche si può servire solo carne di animali d'allevamento. Secondo: non si possono commerciare (nè in negozi, nè in ristoranti) uccelli selvatici che non siano germano reale, pernice rossa, pernice sarda, starna, fagiano o colombaccio; il resto dell'avifauna è illegale, anche se appartenente a specie cacciabili.

Se ci si trova di fronte a qualche menù che contiene piatti che violano le regole appena dette, in allegato e sui siti http://www.abolizionecaccia.it    è a disposizione un fac-simile per denunciare il fatto alle competenti autorità.
 







 
 
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