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IN PARLAMENTO IL MANCATO PAGAMENTO DI DECINE DI BUONI PASTO A FAVORE DI POLIZIOTTI PENITENZIARI Stampa E-mail
lunedì, 21 gennaio 2008 19:00

 Approda in Parlamento il mancato pagamento di un consistente numero di "buoni pasto" a favore di diverse decine di poliziotti penitenziari, alcuni dei quali in servizio a Genova, diritto riconosciuto loro da una sentenza del TAR del Lazio ma 'ostacolato' dagli Uffici periferici dell'Amministrazione penitenziaria. A presentare una interrogazione parlamentare sulla vicenda al neo ministro della Giustizia ad interim Romano Prodi è il deputato Giampiero Catone, del gruppo Democrazia Cristiana per le Autonomie - nuovo Psi, che ha depositato l'atto di controllo nella seduta di venerdì 18 gennaio scorso della Camera dei Deputati.

Questa la vicenda in estrema sintesi:

 il T.A.R. del Lazio, con sentenza n. 1896/2007,  ha accolto il ricorso di numerosi appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria, alcuni dei quali in servizio presso il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria di Genova, tutti patrocinati dall'avvocato Riccardo Gozzi del Foro di Roma, riconoscendo loro il diritto alla corresponsione del contro valore della mensa obbligatoria di servizio per i periodo 1° giugno 1989 – 18 dicembre 1998;

 il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, alla luce della statuizione del Consiglio di Stato richiamata nella citata sentenza, si è astenuto dal proporre appello e ha disposto, alle Direzioni penitenziari dalle quali i ricorrenti dipendono amministrativamente, la liquidazione ed il pagamento di quanto dovuto a ciascun avente diritto, indicando anche che la relativa spesa avrebbe dovuto gravare sul Capitolo di bilancio n. 1614 dell’esercizio finanziario 2007 e precisando che i previsti oneri risarcitori sono posti in carico al citato Dipartimento;

 a tutt’oggi le Direzioni penitenziarie interessate (Roma, Ancona, Melfi e Genova Marassi, dalla quale dipendono alcuni vincitori del citato ricorso) non hanno ancora provveduto al pagamento di quanto agli stessi spettante;

 alla protesta e richiesta di chiarimenti del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione penitenziaria di Genova ha fornito una arbitraria e personale interpretazione restrittiva della citata decisione del T.A.R. del Lazio, ritenendola applicabile ai soli dipendenti in servizio presso gli Uffici dipartimentali di Roma, per altro con argomentazioni davvero inconsistenti e pretestuose;

 occorre rilevare, in via prioritaria, che la decisione in argomento del T.A.R. del Lazio ha accolto il ricorso nei confronti di tutti i ricorrenti e già questa, in virtù dei più elementari principi di diritto, è una valutazione che toglie spazio a qualsiasi dubbio applicativo;

 risultano assolutamente pretestuosi i richiami invocati dal predetto Provveditorato di Genova ad alcuni passi della decisione: infatti, l’espressione “uffici del DAP” (pag. 3) vuole indicare tutti gli uffici incardinati nel DAP, tra cui evidentemente i Provveditorati, mentre il riferimento agli spostamenti nella città di Roma (pag. 8) fornisce evidentemente un mero esempio in riferimento a personale impiegato in diversi sedi;

  la posizione assunta in merito dal Provveditorato della Liguria non ha alcun fondamento e, oltre a rappresentare la violazione di una nota dipartimentale, rischia di esporre l’Amministrazione penitenziaria ad un ulteriore contenzioso per l’ottemperanza della decisione, con inutili disagi per il personale ed il rischio di un consistente danno erariale per l’Amministrazione stessa;

  nonostante la Segreteria Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE ha formalmente invitato i competenti Uffici dipartimentali a porre fine all’attività ostruzionistica posta in essere dal Provveditorato regionale della Liguria e ad assicurare, con la massima sollecitudine, il pagamento delle somme spettanti ai ricorrenti, a tutt’oggi nulla risulta essere stato disposto.

 L'onorevole Catone ha dunque chiesto formalmente charimenti al neo ministro della Giustizia ad interim Romano Prodi.







 
 
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