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I VITIGNI STORICI DELLE CINQUE TERRE TORNANO A VIVERE Stampa E-mail
sabato, 26 gennaio 2008 16:30

Il Parco Cinque Terre e la Cooperativa Agricoltura delle Cinque Terre puntano alla riconquista di vitigni bianchi quali Rossese, Piccabon, Bruciapagliaio e Frappelào che dal Medioevo resero celebri le Cinque Terre.
Se il vino è espressione di un territorio - dei suoi valori storici, paesaggistici e culturali - i vitigni autoctoni sono i custodi di un patrimonio locale unico e autentico che non deve essere disperso. E’ questa la filosofia che anima il progetto di recupero dei vitigni storici delle Cinque Terre che l’Ente Parco, tramite il lavoro della cooperativa “Sentieri e Terrazze”, ha affiancato all’ormai famoso progetto Terre Incolte in essere dal 2001 presso la collina del Corniolo.
Grazie ad una difficile opera di recupero affrontata nella metà degli anni ’80 dalla Cooperativa Agricoltura delle Cinque Terre in collaborazione con l’Università di Torino, la Comunità Montana, l’Ispettorato all’Agricoltura e la Regione Liguria, si è giunti alla riproduzione in vitro di alcuni vitigni storici che si credevano perduti e due anni fa la messa a dimora delle prime 800 barbatelle di Rossese, Piccabon, Bruciapagliaio e Frappelào.
“Quest’anno, questa piccola e iniziale coltivazione, verrà ampliata da circa un migliaio di nuove giovani piante – ha spiegato Pierino Moggia, Presidente della Cooperativa Sentieri e Terrazze – ottenute da oltre 5.000 gemme frutto della scorsa potatura. Le microvinificazioni a cui si procederà il prossimo anno saranno un momento decisivo per poter valutare le caratteristiche tecniche e organolettiche sia dei singoli vitigni sia dell’uvaggio nel suo insieme e poter dunque verificare la qualità e bontà di vini antichi recuperati grazie alle tecnologie più moderne”.
Un progetto questo che si inserisce perfettamente nell’opera di recupero e valorizzazione di un passato di cultura, tradizioni, gesti, mestieri e arnesi, che il Parco Nazionale delle Cinque Terre si impegna fattivamente affinché diventi, non mero folklore, ma valore aggiunto di cui possano godere residenti, turisti e quanti amano questo breve tratto orientale di Liguria.

Storia della viticoltura delle Cinque Terre

A partire dall’anno 1000 gli abitanti delle Cinque Terre si dedicarono in modo sempre più intensivo e specialistico alla coltivazione della vite. Rossese, Piccabon, Bruciapagliaio e Frappelào, sapientemente miscelati, crearono il passito che per secoli rappresentò il fiore all’occhiello dell’intera produzione vitivinicola locale regalando alle Cinque Terre fama internazionale e prosperità economica.
Tra il 1800 e i primi decenni del 1900 la viticoltura di questo breve tratto di costa ligure dovette affrontare prima l’agguerrita concorrenza di altri vini, italiani e stranieri, favoriti sul mercato da una produzione quantitativa decisamente superiore rispetto a quella di cui erano capaci i piccoli terrazzamenti strappati alla verticalità di questa costa, poi una delle calamità più gravi dell’intera storia agricola europea, l’arrivo della fillossera, un afide parassita, originaria del Nord America, che nutrendosi delle radici delle vite, riuscì in breve tempo a distruggere quasi completamente la viticoltura locale.
Per affrontare il problema della concorrenza si optò per la progressiva sostituzione del vitigno Rossese, che sebbene producesse uve dolcissime e di grande qualità peccava sul fronte della redditività, con il vitigno Bosco, decisamente più produttivo. La peste rappresentata dalla fillossera venne invece fronteggiata grazie ad un’intuizione geniale del professor Planchoin di Montpellier, il quale verificò che secoli di convivenza delle viti americane con l’afide della fillossera avevano permesso loro di sviluppare efficaci armi di difesa. La soluzione, solo all’apparenza semplice, fu quella di utilizzare l’apparato radicale di viti americane come portainnesto per i vitigni locali. Per arrivare a un giusto equilibrio ci vollero anni di studi e, purtroppo, anche molte rinunce: la mappa dei vitigni in Europa cambia completamente, e molte qualità di uve "pre-filossera" sono oggi quasi completamente scomparse.







 
 
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