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Il Difensore Civico della Provincia di Genova , on. Piero Gambolato, ha diramato oggi il seguente comunicato.
La vicenda di seguito brevemente riassunta evidenzia la facilità con cui possono essere lesi i diritti dei cittadini, oltre a principi giuridici sui quali si fonda la certezza del nostro ordinamento e la trasparenza dell'azione amministrativa.
A seguito di intervento normativo che ha previsto la cessione di immobili facenti parte del patrimonio pubblico, i conduttori degli alloggi di via Traverso 2, nel quartiere di Albaro, hanno ricevuto tra settembre e ottobre 2006, a seguito di precedente contatto con il quale si chiedeva se gli stessi intendessero esercitare il proprio diritto di opzione, offerta di acquisto con indicazione del prezzo definitivo di vendita, precisando altresì che i necessari requisiti di legge relativi all'esercizio del citato diritto di opzione erano stati riscontrati.
A seguito di tale offerta di acquisto, i locatari hanno accettato, entro i 60 giorni previsti, l'offerta, tra l'altro esplicitamente dichiarata irrevocabile, perfezionando così il contratto di compravendita e successivamente, è stata ufficializzata la data (4.5.2007) per la stipulazione, davanti al notaio incaricato, dell'atto di compravendita.
Incredibilmente, qualche giorno prima del 4.5.2007, in via informale, l'INPS (titolare degli immobili in questione) ha segnalato agli interessati che avrebbe unilateralmente sospeso la vendita, come è di fatto avvenuto, poiché, a breve, sarebbe stato pubblicato un Decreto Ministeriale, il quale avrebbe riclassificato l'immobile di via Traverso 2 "di pregio", essendo quest'ultimo ubicato in zona ad alto valore di mercato.
L'11 maggio 2007 è stato pubblicato, come previsto, il Decreto Ministeriale sulla Gazzetta Ufficiale n. 108 e nel giugno 2007 l'INPS, annullando il precedente accordo, ha inviato una nuova offerta con prezzo nettamente più elevato (in alcuni casi anche raddoppiato), nonché con l'indicazione che, qualora la nuova offerta non venisse accettata, l'immobile sarebbe stato venduto all'asta. Ora, sulla vicenda ha già avuto modo di esprimersi il TAR Liguria il quale, in accoglimento del ricorso presentato da un locatario, ha disposto l'annullamento del Decreto Ministeriale in quanto "l'atto gravato ha desunto l'innalzamento del valore del bene immobile in questione, dal solo fatto dell'ubicazione: il quartiere di Albaro sarebbe infatti di pregio, e con ciò tutti i fondi edificati in tale territorio possiederebbero la qualità necessaria per ottenere un innalzamento del prezzo che la p.a. aveva già determinato, ed in base alla quale la ricorrente aveva esercitato l'opzione per l'acquisto.(.) non è stato infatti esposto alcun elemento in base al quale lo stato attuale del bene potrebbe avere rilievo nella fissazione del valore dei beni che l'amministrazione aveva deciso di porre sul mercato".
Tale decisione, tuttavia, non è definitiva poiché, essendo stata appellata, il Consiglio di Stato dovrà esaminare nuovamente la problematica.
Ed anche il Tribunale Civile di Genova dovrà esprimersi essendo pendente un procedimento teso ad accertare eventuali responsabilità da parte di chi, dopo aver ritualmente concluso un contratto, come pare, abbia unilateralmente disatteso gli accordi.
Orbene, senza voler entrare nel merito della vicenda, andandone ad esaminare i vari risvolti giuridici, e ciò anche perché l'esame della stessa è tuttora pendente davanti a diverse Autorità Giudiziarie, non può non notarsi come sia scarsamente condivisibile il comportamento tenuto da un soggetto pubblico che, dopo aver concluso un contratto con alcuni cittadini, prima ancora della pubblicazione di un nuovo provvedimento normativo, sul quale, tra l'altro, conformemente alla pronuncia del TAR Liguria, sorge qualche dubbio di legittimità, con una sorta di azione anticipatoria, ne sospenda d'autorità gli effetti, stabilendo che gli accordi raggiunti non hanno più valore, e ritenendo meno rilevante la potenziale lesione dei diritti dei cittadini conduttori di immobili pubblici.
Detto diversamente, quando si raggiunge un accordo, questo va rispettato, e ciò soprattutto dalla Pubblica Amministrazione.
La trasparenza dell'azione amministrativa, qualora dovessero essere confermati quelli che oggi sono forti indizi, si ritiene sarebbe seriamente lesa con gravi danni, non solamente ai cittadini coinvolti nella questione, ma anche, e soprattutto, all'immagine di una pubblica amministrazione che stenta sempre più ad avere un rapporto con la collettività soddisfacente per quest'ultima.
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