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NUCLEARE: COSA CONVIENE E A CHI Stampa E-mail
giovedì, 27 marzo 2008 16:00

ROMA. Se si dovesse guardare al rilievo che, il quotidiano Repubblica, ha dato al piano nucleare per l’Italia della Edison, cioè EDF francese, sembra inevitabile il ritorno all’energia atomica, alla faccia del referendum di vent’anni fa. Qualche preoccupazione è bene averla, visto che i due partiti che si contendono il governo del paese hanno nei loro programmi questo insano proposito. L’intervista a Massimo Scalia di ieri chiariva che non basta aggiungere generazioni per considerare risolti i due problemi di questa tecnologia: le scorie radioattive e la sua cosiddetta insicurezza intrinseca. Ma al di là di queste osservazioni il servizio di Repubblica di ieri è un vero e proprio esempio di come i media sono usati dalle imprese per raggirare la popolazione e farle digerire opere indigeribili.

Il ragionamento, in estrema sintesi, è il seguente: in Italia i consumi di elettricità passeranno dagli attuali 300-320 terawattora l’anno (1 TWh corrisponde a 1 miliardo di kWh) a ben 545 TWh nel 2030. Di questo enorme fabbisogno si calcola che 100 TWh non servirà produrli per effetto delle politiche di risparmio ed efficienza energetica che, al 2020, dovrebbero portare a questa riduzione. L’attuale parco termoelettrico genera circa 225 TWh, di cui al 2020 circa 55 verrebbero coperti dal previsto raddoppio del contributo delle rinnovabili. Resterebbe un buco di 165 TWh. Come coprirli? Con il gas metano no perché emette CO2 e la UE ci obbliga a ridurre del 20% al 2020 le emissioni. Altre rinnovabili e maggior efficienza, secondo Edison, non sono possibili e di conseguenza servono 10 centrali nucleari, di cui la prima dovrebbe essere pronta nel 2019. Tradotto per il popolo: se non volete rinunciare al benessere e volete difendervi dal clima dovete accettare il nucleare.

Avanzo tre considerazioni.
La prima è che i valori dei consumi proiettati nel futuro sono falsati in modo francamente un po’ truffaldino. Il ragionamento esposto nell’articolo mette infatti a confronto valori non confrontabili. Gli obiettivi (quelli della UE, le scelte del governo su efficienza e rinnovabili) sono riferiti all’anno 2020 mentre i consumi sono quelli proiettati al 2030. Dieci anni cambiano molto, specialmente se si ipotizza un’insana crescita dei consumi, mentre tutta l’Europa (governo italiano compreso) si è impegnata per ridurli del 20% già entro il 2020. Invece di pagare all’Europa multe salatissime per non aver rispettato i patti, non sarebbe più utile e conveniente investire in efficienza e fonti rinnovabili per coprire quel fantomatico buco?

Seconda furbizia è la questione del taglio delle emissioni. Se la prima centrale nucleare è previsto che entrerà in funzione soltanto nel 2019 è evidente che al 2020 (alla data richiestaci dall’Europa) il contributo del nucleare al taglio delle emissioni non potrà che essere marginale.

Infine i costi. Edison sostiene che ogni kW di potenza installata verrebbe a costare 2000 euro (circa tre volte il costo di una normale centrale a combustibile fossile). La Moodys, l’agenzia di rating, che dovrebbe trovare i capitali per finanziare il progetto dice che costerà circa 3800 euro. Senza timore di essere smentito penso che alla fine si arriverà almeno a 5000 euro a kW, a cui però aggiungere i costi per ricostruire tutta la filiera: la gestione e il riprocessamento dell’Uranio e del Plutonio, le necessarie strutture pubbliche di verifica e di controllo, il futuro smantellamento delle centrali (non è cominciato quello per le centrali chiuse vent’anni fa), i danni da incidenti, l’immagazzinamento delle scorie radioattive per migliaia di anni. Quanto ci costerà?

Considerazione finale: in Germania un kW di solare fotovoltaico (9 metri quadri) costa 3500 euro, in Italia 6000, entrambi una volta installati non sono né pericolosi né producono scorie da smaltire. Cosa conviene di più? - E soprattutto per chi? - Per le casse della Edison conviene il nucleare - alla collettività nazionale il solare. Confrontiamoci pure ma non giochiamo con carte truccate.

di Massimo Serafini da greenport.it







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