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PERSONALE DI MATTHIAS BRAMDES DAL 3 MAGGIO ALLA GALLERIA POLIN DI TREVISO Stampa E-mail
sabato, 26 aprile 2008 12:30

Matthias Brandes è un pittore anomalo. Un pittore che usa la tela come supporto per scolpire con il pennello una realtà fatata. Una sorta di paesaggio incantato, dove le case si accatastano una sull'altra in equilibrio instabile o emergono da piatte lagune immerse in un silenzio irreale. Ciò che salta maggiormente all'occhio, di quelle costruzioni volute come geometrie perfette, è la materia scabra e ruvida di cui sono composte. Una materia raffinatissima che Brandes ottiene usando tempera all'uovo grassa, senza acqua, mescolata con il colore ad olio. Le superfici pietrose e irregolari attraggono lo spettatore verso il quadro, ipnotizzandolo, sfidandolo al gesto - impossibile da trattenere - di sfiorare la tela per sperimentarne la consistenza. Perché al primo sguardo è davvero difficile accettare l'dea che l'opera abbia solo due dimensioni, che quello spigolo vivo di muro, quel tetto appuntito, quel cipresso acuminato non svettino fuori dalla superficie.

 La coscienza di quello che l'opera rappresenta si acquisisce solo in un secondo momento. Quando quella prima esigenza di contatto fisico è stata soddisfatta. Solo allora si riesce a separarsi dal quadro, a percorrere quei due o tre passi all'indietro che permettono di contemplare l'opera nel suo insieme. E se ne coglie la commovente poesia. Perché su quell'isolotto brullo, che si immagina essere la cima di una montagna o uno scoglio al centro di un mare immenso, le case sono così strette l'una all'altra da aver perso la consueta posizione eretta? Perché sulle facciate lisce e spoglie si apre solo qualche sporadica finestra cieca, murata su un interno che forse non è che un unico blocco di materia? Perché a quei solidi pietrosi, inamovibili, si contrappone la consistenza rarefatta di un cielo limpido, dove l'aria sembra essere fatta di una sostanza diversa da quella che noi abitualmente respiriamo?
Non esistono risposte concrete a queste domande, perché la pittura di Matthias Brandes è tutta nel suo impatto immediato, nelle emozioni che fa risuonare dentro di noi toccando le nostre corde più profonde. E' una pittura che incanta proprio per quel suo non fornire né cercare spiegazioni. La sua logica - se una logica vi si può trovare - è quella che presiede i sogni. Forse, si potrebbe azzardare, quella delle libere associazioni freudiane.

 Forse tutto comincia con quella costruzione vista di scorcio, l'unica diritta dell'intera composizione, e dalle sue quattro finestre ad arco cieche. A questa si appoggiano l'edificio basso e quadrangolare, completamente steso a terra (il tetto rosso è laterale), e anche l'altro, con un oblò sulla facciata. Da lì è tutto un susseguirsi di solidi geometrici addossati l'uno all'altro come nel gioco del domino, poi un cipresso, una cupola, un altro tetto. La sensazione è la medesima, sia che quelle case mantengano un se pur minimo grado di realtà perché adagiate su una roccia o sulla superficie calma dell'acqua, sia che si rivelino gli elementi di una natura morta appoggiata su un tavolo dalla tovaglia immacolata. Resta invariata l'essenza di quel loro essere al tempo stesso vere e sognate; solide, granitiche, eppure così leggere da librarsi in volo. Immerse in un silenzio talmente assoluto da far pensare all'assenza d'aria, un sottovuoto che, lungi dall'essere inquietante, dona a quegli scorci di paesaggio la grazia della perfezione. Reminiscenze immediate del primo Rinascimento, della ricercata armonia di volumi di Piero della Francesca, saltano all'occhio al primo sguardo, ma come stemperate da una sensibilità che accomuna Brandes alle inquietudini di De Chirico e agli enigmi di Carrà, agli equilibri di Sironi e alle atmosfere oniriche del surrealismo. Eppure nessuna di queste associazioni è del tutto corretta. E nessuna può vivere senza le altre. Scorrono tutte insieme sotto la pelle del quadro e ne emergono in un'armonia perfetta e riconoscibile che tutte le ricorda e al tempo stesso tutte le rinnega, in una realtà altra, senza tempo e attualissima.

.Dal 3 maggio al 03 giugno 2008 Mostra Personale di Matthias BRANDES alla galleria Polin di Vicolo S. Pancrazio 20  Treviso   Inaugurazione  SABATO  3  maggio  ore 18.00







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