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KHALED FOUAD ALLAM AI MARTEDI’ LETTERARI DEL CASINO' DI SANREMO |
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lunedì, 18 dicembre 2006 16:00
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Il 19 dicembre nel Teatro dell’Opera per la rassegna Martedì Letterari alle ore 16.30 Khaled Foud Allam presenta il libro “ La solitudine dell’Occidente”. Introduce l’autore il curatore della rassegna Ito Ruscigni. Non più scontro o crisi di civiltà, ma incontro delle diversità: è questo il passaggio cruciale di un Occidente che deve fare i conti con le proprie identità multiple e imparare a comprendere la complessità anziché combatterla. Khaled Fouad Allam, da sempre cittadino di due mondi, si pone alla confluenza tra queste identità e dal suo punto di osservazione privilegiato fa spaziare lo sguardo su luoghi ed eventi, sentimenti e umori dei nostri tempi: da Trieste a Qom, da Gerusalemme alle banlieues parigine, dalla rivoluzione iraniana del 1979 alla guerra in Iraq, dall'11 settembre al trionfo di Hamas nelle ultime elezioni palestinesi. La testimonianza diretta del proprio vissuto - l'infanzia in Marocco, i viaggi, il lavoro di giornalista, docente e parlamentare in Italia - si intreccia alla denuncia degli stereotipi e dei luoghi comuni che segnano la nostra comprensione di nodi problematici fondamentali quali la questione femminile; la separazione tra legge civile, morale e religiosa; l'uso ideologico dei concetti di gruppo etnico e comunità. "La questione per i musulmani oggi è come essere musulmani d'Occidente" osserva Fouad Allam, e mostra con il proprio esempio che la nostra cultura può essere rideclinata alla luce di una sensibilità e di un'esperienza provenienti dal mondo musulmano. Per questo riprende e interpreta nozioni cardine del pensiero occidentale quali Europa, civiltà, progresso, multiculturalismo, integrazione, che oggi più che mai chiedono di essere riformulate. La sua prosa lieve, elegante e precisa disegna una mappa per la convivenza tra Islam e Occidente invitando l’etica , la politica e la riflessione filosofica di questi mondi a porsi in ascolto e in dialogo reciproco.
Khaled Fouad Allam è algerino, nato nel 1955 verso il confine con la Tunisia, da madre siriana e padre marocchino. Khaled Fouad Allam dal 1994 insegna sociologia del mondo musulmano all’Università di Trieste; ha studiato diritto e sociologia politica, in Algeria (che ha lasciato una ventina d’anni fa) e in Francia. In Italia, dopo la laurea ed aver ottenuto la cittadinanza, si dedica appunto all’insegnamento.
Ha pubblicato numerosi libri - il più recente è L'Islam globale (Rizzoli) – e “lettera a un kamikaze” (2004) e scrive per varie testate.
Fouad Allam si presenta così: «Devo il mio rapporto col mondo cristiano e la cultura occidentale a mia madre: sin dall’infanzia mi insegnava il Corano, ma una volta la settimana mi mandava al centro culturale francese a studiare musica. Poi sono passato alla letteratura… Ho vissuto la contaminazione fin da bambino, perché in Algeria uscivamo dalla colonizzazione francese – sono nato un anno dopo l’inizio della guerra di indipendenza – e abbiamo passato momenti difficili. Mia madre però ha fatto di tutto perché non vedessi l’Altro come contrario a me, ma piuttosto come complementare».
Certo una cosa è l’esperienza personale, un’altra il modo nel quale l’islam viene rappresentato da oltre vent’anni a questa parte. «Amplificare la visione dell’islam come struttura esclusivamente politica rende tutto complicato: il clima è molto più teso, spesso i musulmani sono messi all’indice. Per questo oggi il dialogo ha una funzione essenziale: prima di tutto mettere in relazione persone che non comunicano più tra di loro. Anche se rimane un problema strutturale: spesso l’interlocutore rappresenta un segmento d’islam, non tutto l’islam. Il dialogo deve avere un approccio globale, non segmentato: un giorno la chiesa, un altro gli assistenti sociali, poi i docenti, gli intellettuali… A partire dai mezzi di comunicazione, in cui il dialogo è quasi assente, come in una sorta di medioevo».
I Martedì Letterari riprenderanno il 16 gennaio 2007 con Lorenzo Mondo. Verrà presentato il libro “Quell’ antico ragazzo” Vita di Cesare pavese. Introduce Claudio Marabini. Proiezione di un documentario. |