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GIOVANNI BERNESCHI UN PREMIO AL TIMONIERE FERITO DELLA CARIGE Stampa E-mail
venerdì, 22 dicembre 2006 16:00

«Sono onorato del premio, in questo momento in cui mi sentivo un po' ferito ne sentivo il bisogno». È emozionato e orgoglioso Giovanni Alberto Berneschi alla consegna del riconoscimento come uomo dell'anno che gli è stato attribuito  dall'associazione culturale Polis di Rapallo. Il suo è l'orgoglio di un uomo al timone del più importante gruppo bancario ligure che è stato messo di recente sulla graticola da una parte della stampa con l'accusa di nepotismo nella gestione del ramo assicurativo.  Nulla di penalmente rilevante, si intende. Ma quanto basta a gettare un'ombra su di lui e su tutto il gruppo. E così Berneschi prende l'occasione al volo, la cerimonia organizzata dall'associazione rapallina presso il ristorante Manuelina di Recco, per fare il punto sulla Banca Carige e contrattaccare «quegli interessi economici e finanziari che sono stati infastiditi dalla continua crescita dal gruppo bancario ligure». Interessi che, anche se Berneschi non lo dice chiaramente, potrebbero aver ispirato i recenti dossier dell'inserto economico del Corriere della sera.  Accuse per le quali ieri Berneschi ha annunciato di aver presentato querela, «non tanto per me - ci tiene a precisare - quanto per il gruppo che rappresento». Un contrattacco in piena regola, quindi, che Berneschi fa davanti a una schiera di politici e autorità. A partire dal presidente della Fondazione Carige (che controlla la maggioranza delle quote della banca) Vincenzo Lorenzelli. Che conferma, ancora una volta, pubblicamente: «Gli sono sempre più amico». Presenti, tra gli altri, anche gli onorevoli Gabriella Mondello e Egidio Pedrini, l'assessore regionale alle Finanze Giovanni Battista Pittaluga, il professor Salvatore Ottavio Cosma, capogruppo dell'Udeur al Comune di Genova, l'ingegner Raffaella Della Bianca, consigliere di Forza Italia nella Sala rossa di Tursi, Felice Negri, leader degli artigiani, e il generale Alessandro Tornabene, al Comando della Regione Carabinieri, oltre a numerosi sindaci del Tigullio e della Fontanabuona.
Al presidente della Polis, Gianni Costa, e al suo braccio destro Giancarlo Mai il compito di attribuire il premio a Berneschi per la «passione,  la vitalità e la competenza che ha dedicato alla Banca Carige». Il premiato, secondo Costa, non solo ha avuto il pregio di «portare la Carige ad acquisire un grande prestigio nazionale, ma ha saputo anche far fronte a chi voleva intaccare il prestigio della banca, ribadendo la precisa trasparenza dell'attività dell'istituto». Un sostegno totale a Berneschi che, entrato all'allora Cassa di risparmio di Genova e Imperia nel 1957 e diventato dirigente dal 1975, ha percorso tutto l'organigramma del gruppo fino alla carica di direttore generale nel 1989,  anno dell'entrata in borsa dell'istituto. Nel 2000, infine, gli viene attribuito l'incarico di presidente di Carige Spa.
Una carriera che si può ben definire brillante. E piena di soddisfazioni. Fino a quest'anno, quando prima il Sole 24 Ore e poi il Corriere della Sera lanciano ipotesi di intrecci azionari e operazioni finanziarie poco chiare. Attacchi che hanno subito ispirato dietrologie a livello locale e nazionale, ipotizzando tentativi di scalata ostile nei confronti di quella che è diventata la quindicesima banca nazionale.
Il gruppo Carige, infatti, comprende oggi oltre alla capogruppo altri quattro istituti di credito (Cassa di risparmio di Savona, Cassa di risparmio di Carrara, Banca del monte di Lucca e Banca Cesare Ponti, specializzata nel private banking e nella gestione personalizzata dei patrimoni), e le assicurazioni Carige Assicurazioni e Carige Vita Nuova. Oltre 5mila dipendenti, 500 sportelli, utile in continua crescita: 131 milioni di euro nel 2005, oltre 160 milioni quest'anno. «E nel 2007 supereremo i 200 milioni di utile netto»,  assicura Berneschi che risponde alle accuse con la forza dei numeri. Ma anche con un aneddoto: «Un giorno, quando ero ancora giovane e lavoravo da poco nella banca, acquisii un nuovo cliente di Bogliasco. Invece di prendermi dei complimenti mi buscai una sonora strigliata perché avevo oltrepassato il confine di Genova. Era questo lo spirito di allora. La banca genovese doveva restare entro confini ben precisi. Io me ne fregai e feci altri clienti anche oltre. È così che un po' alla volta abbiamo iniziato a espanderci».  Un'espansione che secondo il presidente della Carige è nell'interesse della regione: «Uscendo dalla Liguria siamo diventati più grandi e più forti. Ma abbiamo anche dato fastidio a qualcuno che voleva che Carige restasse una realtà locale e ben limitata. Ma quando do fastidio a qualcuno nel mio lavoro sono contento, vuol dire che sto veramente facendo l'interesse della banca e della città». E in chiusura, un legittimo vanto: «In tanti anni, non ho mai licenziato nessuno».

Fonte edizione ligure quotidiano "Il Giornale"
Articolo di Franco Crosiglia







 
 
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