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Al Teatro dell’Opera del Casinò nell’ambito dei Martedì Letterari si è svolta la conferenza: “ Ragione e Follia”. Nell’ambito dell’appuntamento culturale è stato presentato il libro”Psichiatria e Fenomenologia” di Umberto Galimberti. Hanno introdotto l’autore il prof. Francesco Castello, docente di Psicologia all’ateneo di Genova e di Psicologia individuale all’Università di Torino e Ito Ruscigni, curatore dei Martedì Letterari.
La psichiatria è una scienza delle persone entrate in quella notte buia e così poco rassicurante che è l’esperienza della follia. L’ansia della psichiatria di accreditarsi come scienza, sul modello delle scienze della natura, ha portato all’oggettivazione del folle nella più completa rimozione della sua soggettività. Quello che per un greco antico era un ”invasato dal dio” , per un medioevale un “posseduto dal demonio” per la scienza psichiatrica è diventato un “malato”. Questo giudizio, che ha la pretesa di essersi affrancato da ogni pregiudizio culturale, è invece espressione di quel pregiudizio scientifico che pensa di curare le persone con teorie e pratiche di spersonalizzazione. Ma se la follia è proprio la disgregazione della persona, la sua lontananza dagli altri, la sua estraneità al mondo, come si può pensare di “curarla” applicando una dottrina i cui principi sono l’esatta riproduzione delle componenti della follia?
Come si può pensare di condurre all’unità della sua esistenza un uomo “ a pezzi” ? Termini come mente e corpo, apparato psico-fisico, psico-somatico, bio-psico-logico, psico-pato-logico dicono che la psichiatria non ha mai conosciuto l’unità dell’esistenza, ma solo la composizione delle parti che la scienza ha già consegnato ai vari sistemi di riferimento.
Il suo sforzo di ricostruzione assomiglia allo sforzo disperato della schizofrenico per ricomporre il suo io e il suo mondo disgregati.
A questo scenario, così spersonalizzante, la fenomenologia vuol porre rimedio sostituendo al dualismo anima e corpo la relazione del nostro corpo con il mondo della vita, da cui emerge che la follia non è tanto una deviazione dalla norma, ma l’estremo tentativo, da parte del folle, di essere comunque al mondo e di progettare, nonostante tutto, un mondo.
UMBERTO GALIMBERTI
Umberto Galimberti Nato a Monza nel 1942, Umberto Galimberti è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca’ Foscari di Venezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia.
Nelle sue opere più importanti come Heidegger, Jaspers e il tramonto dell'Occidente (1975), Psichiatria e Fenomenologia (1979), Il corpo (1983), La terra senza il male. Jung dall'inconscio al simbolo (1984), Gli equivoci dell’anima (1987) e Psiche e techne. L'uomo nell'età della tecnica (1999), Galimberti indaga il rapporto che effettivamente sussiste tra l’uomo e la società della tecnica.
Memore della lezione di Emanuele Severino (di cui è stato allievo) e di Heidegger, Galimberti sostiene che nelle condizioni attuali l’uomo non è più al centro dell’universo come intendeva l’età umanistica: tutti i concetti chiave della filosofia (individuo, identità, libertà, salvezza, verità, senso, scopo, natura, etica, politica, religione, storia) dovranno essere riconsiderati in funzione della società tecnologica attuale.
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